Sei stagioni, per un totale di 117 episodi. Una delle serie più acclamate, imitate e discusse della storia della tv: è Lost che, partita nel 2004 su ABC (da noi prima Fox, poi RaiDue), è terminata nel 2010. Per l’esattezza il 24 maggio 2010, cioè 10 anni fa, con un finale che accende i fan ancora oggi. 

E in questa decade nessuna serie di una tv generalista è riuscita ad ottenere lo stesso prestigio. Perché troppo facile sarebbe scomodare le grosse produzioni via cavo o per lo streaming sempre più sofisticato.

Il telefilm creato da J. J. AbramsDamon Lindelof (sceneggiatore capo assieme al fedele Carlton Cuse) e Jeffrey Lieber ha cambiato le regole della tv seriale, segnandone il punto di non ritorno e dandole la spinta di cui aveva bisogno per arrivare a competere finalmente col cinema. Nuovi linguaggi, commistione di generi (drama, avventura, fantascienza), un uso infinito di cliffhanger e quello innovativo di flashback, flashforward e flashside. Senza contare spunti filosofici e molti altri debiti culturali che hanno creato una mitologia attorno all’Isola dei misteri che ha unito milioni di appassionati. I quali, ancora privi dello strapotere dei social, urlavano teorie, speranze e riflessioni su blog d’ogni sorta. 

Il binge watching non era ancora un termine abusato e chi ha osato appassionarsi a questa serie ha avuto in quei sei anni la preziosa possibilità di incontrarsi, abbandonarsi, riunirsi, legarsi e poi, com’è giusto e come Lost ci ricorda, “andare avanti”. 

Perchè Lost va assolutamente visto, certo, ma andrebbe ancor di più…vissuto.