Hollywood, la miniserie di Netflix firmata da Ryan Murphy con Ian Brennan, ci porta nella scintillante mecca del cinema dei 40s, con quella che Murphy ha definito “faction” (metà fatti reali e metà finzione, un po’ alla Tarantino di Once Upon a Time in Hollywood, per intenderci). E con cui s’impegna a riscrivere certa storia del cinema per dare una commovente rivincita alle minoranze del tempo: tra i fatti più vergognosi della Hollywood che fu, anche i trattamenti riservati a Hattie McDaniel, che col ruolo della domestica Mami di Via col Vento fu la prima attrice di colore a vincere un Oscar (da non protagonista). Nella serie Netflix, ad impersonare la McDaniel è l’attrice e cantante Queen Latifah

Era la sera del 29 febbraio 1940 e alla cerimonia degli Academy Awards la McDaniel fu invitata, ma quando giunse all’Hotel Ambassador, luogo dell’evento, scoprì che anche lei, attrice ormai famosa, non avrebbe potuto sedere accanto ai suoi colleghi bianchi: il suo tavolo era isolato in una stanza in fondo. Non c’era da stupirsi del resto, visto che il celebre albergo aveva una regola Hollywood seriedrammatica e ben nota in tutti i luoghi a Los Angeles: i neri non potevano stare coi bianchi. Lì, in realtà, i neri non potevano proprio entrare, tanto che il potentissimo produttore del film David Selznick dovette chiedere un favore personale al direttore, affinché la McDaniel potesse ritirare il premio. Le fu negata anche la partecipazione alla premiere del film ad Atlanta e la sensibile Margaret Mitchell, autrice del romanzo di Via col Vento, le scrisse una lettera l’indomani che si concludeva dicendo: “avrei voluto che fossi lì con noi, a prenderti gli applausi”.

Com’è noto, la Hollywood di oggi si batte con molto più coraggio per difendere e valorizzare minoranze e per scoraggiare menti chiuse, schierandosi apertamente contro la boriosa deficienza di un certo Presidente Trump. Ma quanto ancora ci vorrà? E quanti altri Ryan Murphy dovranno far sentire la loro voce per ricordare all’America (e al mondo tutto) che l’assenza di cultura e sensibilità può sempre, pericolosamente, riportarci a quello stesso passato che riteneva la schiavitù un fatto socialmente accettabile?

Intanto, ben fatto per questa serie di fattura assolutamente pregevole, lodevole anzitutto per il cast guidato da una grande Patti LuPone (American Horror Story). Una serie, tuttavia, colpevolizzata da certa critica per eccesso di buonismo. Ma, viene da chiedersi, che c’è di male, in tempi così tristi e nevrotici, a concedersi almeno in tv una bella dose di sognante ottimismo?