La meravigliosa preghiera di Papa Francesco oggi, 27 marzo, per la fine della pandemia da coronavirus. Davanti a una piazza San Pietro deserta, il Pontefice si fa protagonista di un evento mondiale, senza precedenti. Con riflessioni che dovrebbero davvero incidere mente e cuore di tutti. Qui sotto, un estratto.

La tempesta smaschera la vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ‘ego’ sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.