L’obiettivo della Carmine Vallone Couture è creare degli abiti dal taglio unico, che siano espressione ed interpretazione della personalità di ogni cliente, conciliando le vostre esigenze con la nostra personale visione del capo per creare così un capolavoro unico ed interamente lavorato a mano”. Non potrebbe essere più chiaro e convincente lo stilista marcianisano Carmine Vallone, dalla sua pagina Facebook, nel presentare il suo esclusivo brand. Un artista di raro talento, la cui innegabile vocazione da couturier, che per i profani è un creatore di alta moda, è oggi sotto gli occhi di tutti. Un piccolo, grande impero che, partito dai suoi sogni, si concretizza grazie alla sua determinazione. Vallone si forma al Polimoda, l’Istituto Internazionale Fashion Design & Marketing di Firenze, per poi passare da Cavalli come assistente alla produzione. In seguito, a Milano, si occupa di distribuzione di collezioni internazionali, quindi si ritrova responsabile Marketing e comunicazione di un Gruppo Tessile leader nel mondo. Ma sono solo tappe (pregiatissime) che lo porteranno alla coraggiosa decisione di mettersi in proprio, nel 2011 (il punto vendita è a Marcianise, in via Santoro). ShowbizZ ha voluto intervistarlo.

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Le modelle del servizio fotografico sono (da sinistra) Angela Negro e Shanise

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Carmine Vallone

Quando e come hai deciso che saresti diventato stilista?

A 6 anni fui folgorato da un abito di cui ho un ricordo vivissimo: era di velluto nero con fiocco fucsia, di Yves Saint Laurent. Penso che in quel momento la volontà di creare abiti si sia impressa a fuoco nel mio subconscio, per poi esplodere alla fine del corso di Laurea in economia. Da lì il percorso, seppur costellato di tante opportunità e successi, è stato duro. E lo è ancora oggi.

 Il tuo stile viene influenzato in qualche modo da altre correnti o artisti?

Da outsider il mio è stato più un percorso interno: creo gli abiti a seconda delle inquietudini del momento. Ma sono sicuramente affascinato dal lavoro dei grandi couturier del passato: Balenciaga, Lelong, Fath, James, Lanvin, Vionnet e spesso trovo elementi di comunione in quello che è il risultato finale, mai nell’ispirazione. 

Cosa dovrebbe rappresentare img_7109la moda per ciascuno di noi?

Più che di moda, dovremmo parlare di stile, a livello di rappresentazione personale. Che secondo me incarna per ognuno di noi una istanza di comunicazione, strumentale alla realizzazione di altri obiettivi, che siano economici, di status, lavorativi o altro ancora. Quindi penso che l’abito non farà il monaco ma se il fashion system è diventato un settore multimiliardario sul pianeta, qualcosa farà, non pensi?

Che consigli daresti ad uno stilista alle prime armi?

A tutti coloro che vogliono avvicinarsi a questo lavoro, dico la stessa frase che sentii da un mio professore, che oggi ancora mi supporta, alla classe, il primo giorno di polimoda: “ci vuole fegato!”. Di coraggio ce ne vuole tanto. Consiglio inoltre di concentrarsi non solo sull’idea creativa, ma sulle capacità tecniche, per essere capaci di poterle sviluppare da soli. È in questo modo che si trovano margini di spazio nel settore, altrimenti si è fuori.

Cosa puoi dirci in merito a nuovi trend o nuove collezioni stilistiche?

In realtà, parlare di trend secondo me oggi è un discorso superato. La moda è così frammentata che sopravvivono stili, modi di essere a seconda della subcultura alla quale si appartiene. La moda può essere paragonata oggi a uno specchio rotto in mille pezzi, ognuno dei quali riflette forme, colori in modo diverso. Lì fuori è una giungla ormai e la moda reagisce tornando al suo primo orientamento, quello di arte applicata.

>> Le fotografie sono di Daniele Parolise, giovane marcianisano di cui già si è occupatoShowbizZ.  –  La location è invece quella del ristorante Cafeina Eat di Marcianise, di Antonio Letizia.

 

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