Un personaggio, seppur filmico, che segui e ami da 17 anni diventa un po tuo amico. E quando devi dirgli addio, il colpo da incassare ha una certa violenza. È quanto accade a conclusione di Logan – The Wolverine, regia di James Mangold, ispirato alla serie a fumetti Vecchio Logan, di Mark Millar e Steve McNiven (quelli di Civil War), ma soprattutto ultimo Hugh Jackman con gli artigli di adamantio.

2029: Wolverine, invecchiato e stanco, è costretto a vivere in un mondo in cui (quasi) tutti i mutanti sono estinti e a prendersi cura di un 90enne Charles Xavier (Patrick Stewart, pure al capolinea con la saga degli X Men). Quando si imbatte nella 11enne (e indifesa?) Laura e nella spietata organizzazione governativa Transigen, che vuol rendere i mutanti armi da guerra, dovrà tornare a combattere come non ha mai fatto prima.

Il film è di una bellezza che non ti aspetti, intriso di una ruvida aura western, non a caso è citato Il cavaliere della valle solitaria, e di quella dose d’intrattenimento che un cinecomic deve avere, senza concederne poi troppa. Perché nella sua durezza e violenza, nel metterti ansia, l’opera sembra voler prendere le distanze da quanto visto fin ora in tema supereroistico. Un susseguirsi di battaglie, sì, ma la più difficile è quella che l’eroe Marvel affronta con se stesso, sfidando la sua rabbia, le sue disillusioni, sforzandosi di abbattere il Wolverine che non è (e il villain del film non è infatti scelto a caso).

Wolverine è il primo degli eroi che, dopo molti anni, ci saluta per sempre e il vuoto che ti lascia, se amate il genere, sarà forse lo stesso che ritroveremo quando toccherà ad Iron Man e soci. Il pathos con cui lo fa il mutante, però, ti da l’illusione di aver combattuto e sofferto insieme a lui. E forse anche di essere in qualche modo…mutato. Ciao Logan. E grazie per aver combattuto anche per noi.

P.S. Finito il film, restate ancora per qualche minuto, non per la scena post credit, non presente, ma per godervi il pezzo che accompagna i titoli di coda (anche brano del trailer), la perfetta Hurt di Johnny Cash. “Cosa sono diventato? Amico mio carissimo…tutti quelli che conosco alla fine se ne vanno…”: il testo parla del dramma interiore di Logan, ma siamo sicuri che nei nostri momenti peggiori non parli anche di noi?