30Allora è il nome di un’associazione culturale, meglio ancora di una compagnia teatrale, made in Casagiove, che da anni si scatena reinterpretando con fare moderno e irresistibile la tradizione scenica napoletana. Da mesi, invece, si dilettano con un riadattamento, opera del leader e regista Enzo Russo (foto sotto), 34enne di Casagiove che sembra uscito proprio da una commedia di Eduardo, di “Mettimmece d’accordo e ce vattìmme” (sopra, il gruppo in una scena), che il grande Gaetano di Maio, commediografo del 900, scrisse nel 1979. L’opera, dopo 4 applauditissime performance messe in scena nel casertano, viene ora replicata sabato 19 giugno all’oratorio Kolbe di Casagiove (nell’ambito della rassegna “Teatro in Festa”). E con il regista Russo ho modo di parlare di questo spettacolo, ma anche di quanto sia bello e importante fare teatro.

enzoChi sono e come nascono i 30Allora?

I 30Allora nascono gruppo teatrale e poi diventano associazione culturale. Sorgono nel 1998 dall’amicizia e dalla passione per il teatro di tre giovanissimi ragazzi, Emanuele Ferraro, Antonio Russo e il sottoscritto, che innamorati della comicità di Massimo Troisi, decidono di dedicargli un intero spettacolo da loro completamente scritto. E fu un successone! Da quel momento non si sono più fermati, desiderosi di sperimentare sempre nuovi testi e nuovi modi di fare teatro, includendo via via nel gruppo nuove persone, a loro unite da entusiasmo e passione. L’origine del nome, poi, ha del comico: poco prima di partecipare ad una rassegna teatrale, i 3 ragazzi realizzarono che era giunto il momento di trovare un nome. Si decise di affidarlo alla sorte: il primo cartello, con una qualsiasi dicitura, che avrebbero incontrato per strada, tornando a casa dopo essersi iscritti alla rassegna, sarebbe stato il loro nome. Nomi come “polleria” però non li convinsero, e allora si optò per un cartello che diceva di non andare oltre i “30” km orari.

Perché tra tante opere della tradizione napoletana, mettete in scena proprio “Mettimmece d’accordo e ce vattìmme”?

La scelta è avvenuta dopo una mia analisi di molti testi teatrali. Dopo una pausa di 8 anni, nel riprendere le redini dell’associazione, dovevo orientare la mia scelta su un testo brillante, di una comicità semplice e attuale: ecco perché Di Maio. “Mettimece D’Accordo e ce Vattimme” è la storia di una coppia sposata che litiga molto e che dopo varie vicende decide di divorziare, addirittura dividendo a metà la casa, in attesa di una linea difensiva scelta dai rispettivi avvocati. La storia è arricchita dalla presenza in casa di un nonno arteriosclerotico, dalla sorella del marito, eterna zitella e dalla figlia dei due che in un momento così delicato invita a casa i parenti nobili del suo futuro sposo. Equivoci, intrecci inaspettati ed eventi esilaranti portano poi alla pace e al trionfo dell’amore. Una storia sempre attuale, ma cui ho voluto aggiungere un po di scene e applicato tagli per rendere l’opera più moderna possibile.

Il tuo lavoro d’artista non conosce soste. Sappiamo che in questo periodo ti stai anche avvalendo di una collaborazione d’eccezione: l’attore e regista casertano Giovanni Compagnone.

Si, stiamo lavorando ad un nuovo testo con la regia di Giovanni Compagnone. Il legame con lui nasce molti annilogo 30 fa, quando io e altri due componenti del gruppo partecipammo ad un suo laboratorio teatrale portando in scena al Teatro Ricciardi di Capua uno spettacolo di Scarpetta. A distanza di tempo ci siamo poi “ritrovati” con l’amico e maestro Giovanni e gli ho proposto di guidarci in questa nuova idea. Lui, disponibile e magnifico, ha accettato entusiasta credendo nel nostro progetto. Ne vedrete delle belle!

Cosa rappresenta, a tuo avviso, il teatro per una comunità cittadina?

Inizierei dicendo che il teatro fa bene alla salute e all’anima. Rappresenta aggregazione per la comunità, il lasciare ogni pensiero o problema e uscire di casa per andare a teatro, incontrarsi con amici e conoscenti in attesa di vivere poi insieme l’emozione e il divertimento che solo gli attori sanno regalare. Il teatro per la comunità è assolutamente crescita culturale e sociale.

Quale celebre opera teatrale avresti voluto creare tu?

Beh: “Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo! È l’opera teatrale a cui mi sento più legato, un intenso tocco di cuore e genio da parte dell’autore che in questo testo inserisce con vena tragicomica tutte le sfumature della vita. La situazione sociale durante la guerra, i rapporti familiari, le varie forme d’amore, la speranza, il perdono e molti altri aspetti che ci accompagnano lungo la nostra esistenza.