Può sembrar banale, ma nel pensare al successo riscosso da Naufraghi, ultimo spettacolo teatrale che ho concepito con il mio Teatro Distinto, ho voglia di citare John Donne. E quel suo “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto”. Il poeta inglese fu sagace e più di lui lo furono personaggi che dalla sua idea attinsero opere di rinnovata profondità, come l’Hemingway di Per chi suona la campana o il J. J. Abrahams di Lost (si, pretendo l’accostamento), che nella serie cult ha usato lo scenario dell’isola per raccontare una solitudine che solitudine non è. Naufraghi, sulle prime, è l’ennesima “commedia” con cui porti giovani e famiglie a teatro. Poi, e chi ci segue lo sa, ti rendi conto che la risata, il divertimento, è un bluff che cela la voglia di parlare d’altro. Di amore e di speranza, ad esempio, come il Piccolo Principe, opera parodiata a questo giro (assieme a Tarzan e Robinson Crusoe) ci insegna. Di baobab distruttivi e delle brutture della vita che non devono piegarci (e godere del male perpetrato sull’umanità, è stato troppo persino per il mio “cattivo” in giubbotto di pelle).

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Il team “Naufraghi” sul set del promo video: da sinistra, Angelica Cognetta, Dario Salzillo, Mario Di Lucca, Maria Rosa Cecere, Elena Merola, Alessandro Letizia, Raffaele Panariello, Giuseppe Torre, Mario Ferraro, Clemente Mezzacapo, Serena Oliviero e Carla Lettiero. Seduti, da sinistra, Ascanio Scaldarella, Lorella Bernardo, Paola Di Domenicantonio, Gabriele Russo e Walter G. Russo

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Dal set del filmato d’apertura di “Naufraghi”: da sinistra, Gabriele Russo, Maria Rosa Cecere, Angelo Di Lucca, Carolina Moretta, Antonella Golino, Salvatore Mezzacapo, Eugenio Salzillo, Pasqualina Colella e Francesco Campanile

Ma Naufraghi – Quando Tarzan incontra Robinson Crusoe. Che incontra il Piccolo Principe, ha parlato anche di quel “nessun uomo è un’isola”. Lo ha fatto dal palco (anche) per bocca del Gennariello che intima alla sua contessa “Nessuno muore da solo”, consentendomi di citare Lost (mai come stavolta le citazioni di materia pop che adoro, così come degli spettacoli passati, hanno fatto festa!). Ma lo ha fatto soprattutto nell’impegno profuso, nel sostenersi a vicenda, negli abbracci liberatori, negli sguardi felici. Lo ha fatto nel coraggio del lanciarsi, pur senza esperienza d’attori, per divertire gli altri e divertire se stessi, per costruire ricordi ed emozioni che da solo non sarebbero mai, ma che con tutte quelle isole messe insieme, sono un “per sempre” pazzesco. 

Riporto, in chiusura, un pezzetto di uno dei messaggi che sono giunti post spettacolo, tra felici commenti, complimenti, critiche mai sterili e per questo sempre ben accette. “Quello che percepivo era una fortissima energia. Sana, pulita e straordinariamente positiva, che legava tutti voi e che si diffondeva dalla ribalta fino ad ogni angolo della platea”. Qualcosa è giunto, al di là della battutaccia o del monologo ammonitore. Grazie. Grazie a chi c’è stato e a chi c’ha seguito da lontano. Ma grazie soprattutto a chi, dal palco o dal dietro le quinte, ha reso possibile questo meraviglioso naufragio. E si è ricordato, in questi 3 mesi di preparazione, che “nessun uomo è un’isola”. Mai.