“Saremo pronti a celebrare la vittoria. E brinderemo lietamente sulle nostre rovine”

Carmen Consoli

Va detto senza troppi tentennamenti: col suo stile fresco e intenso al tempo stesso, Saverio D’Andrea è tra le figure più interessanti e poliedriche della scena musicale casertana (e oltre).  Classe 1987, cantautore, compositore, polistrumentista, linguista, vanta un’esperienza pluridecennale nella scrittura di testi, anche in lingue diverse dall’italiano (come l’inglese e lo spagnolo), e svariate collaborazioni, oltre che stages e seminari con esperti del settore come Riccardo Sinigallia, Enrico Pieranunzi, Francesco Gazzé, Andrea Rodini, Bugo, Pier Cortese, Mogol, Giuseppe Anastasi, Francesco Bianconi, Fausto Donato. Ha lavorato e lavora come compositore di musiche per progetti teatrali e televisivi, di musiche per mostre internazionali d’arte contemporanea e per lavori discografici di giovani interpreti. Alcuni tra i grandi riconoscimenti è la vittoria del Premio Mia Martini 2013 come autore del brano “Il tuo respiro” interpretato dall’artista Rosa Chiodo e la partecipazione come autore alla finale del Festival della canzone italiana a New York 2014 con il brano “Conosco un posto”. Nel 2014 arriva finalmente l’occasione di collaborare con il produttore Valter Sacripanti (Cristicchi, Nek) ad un lavoro discografico nuovo, la cui produzione termina alla fine del 2017. Il team di musicisti coinvolti nella realizzazione di questo nuovo progetto comprende artisti quali David Pieralisi (Alessandra Amoroso, Michele Zarrillo), Giuseppe Barbera (Arisa, Mogol, X-Factor, Sanremo…), Sandro Raffe Rosati (Marco Masini, Loredana Bertè) , Giuseppe Tortora e Mario Gentili (Pausini, Mannoia, Il Volo). Il 16 giugno viene ufficialmente presentato al Teatrocivico14 di Caserta “Nomi cose città” (realizzato dall’eccezionale team di UBIA) che lancia il disco in uscita all’inizio del prossimo anno. E da cui parte questa intervista.

Come e quando nasce il progetto di Nomi cose città?

Ho scritto “Nomi cose città” in un periodo della mia vita in cui ho iniziato a rimettere insieme dei pezzi importanti per me e sono partito dalle cose che contano davvero. Mi sono guardato intorno, mi sono guardato dentro e mi son guardato dietro e ho portato alla luce quei valori e quelle piccole certezze che in momenti bui fanno da pilastri per iniziare dei lavori di ricostruzione. È una canzone da cui ho bisogno di imparare ancora che dovremmo prendere tutto il buono da quello che ci lasciamo alle spalle, trasformando la malinconia e il dolore in piccole lezioni per quello che saremo domani. Ho voluto “Nomi cose città” come primo singolo per questo disco per la sua immediatezza e per la sua interpretabilità a più livelli di lettura, da quello più leggero e superficiale della melodia estiva e il sound fresco fino a quello più profondo dell’idea di “far pace col proprio passato” e prendere consapevolezza delle cose che davvero contano.

 Di cosa parla Nomi cose città, chi sono i protagonisti di questa storia?

“Nomi cose città” è una canzone romantica e fresca. Tra le righe del testo due bambini diventano grandi e scoprono l’amore accompagnandosi negli imprevisti della vita tenendosi per mano. Da adulti si guardano indietro, ripercorrono tutto ciò che è stato e lasciano che la gioia di essere ancora insieme renda tenera anche la nostalgia. Si aprono immagini forti davanti agli occhi e tornare indietro sembra un tuffo in un momento così reale da sembrare presente: le domande imbarazzanti scritte su un foglietto tra i banchi di scuola, un gelato mangiato insieme per provare a far colpo, una bugia smascherata, il flash di una fotografia scattata senza preavviso ad una festa, un diario segreto che custodisce segreti inenarrabili. Volevo che le immagini del videoclip riuscissero a raccontare tutto questo. I due protagonisti sono circondati dagli amici di sempre e i momenti importanti della vita si susseguono mantenendo vivo il gioco di provocazioni e tenerezza tra i due che, nonostante tutto, tornano sempre l’uno dall’altra. La storia d’amore dei due protagonisti si sviluppa in un palcoscenico intimo dove cinque amici di una vita si ritrovano sempre insieme a condividere tutto. Così si susseguono immagini che provano a raccontare l’amicizia e l’amore vissuto: il taglio della torta durante una festa di compleanno, una foto scattata prima di uno scherzo inaspettato, i coriandoli che volano durante il carnevale, lo scarto dei regali a natale, i compiti da fare durante le vacanze estive, il momento sbornia a fine serata, una cioccolata calda per accompagnare una conversazione, e poi l’abitudine sopravvissuta negli anni di giocare a nomi cose città. Da grandi e da piccoli le cose non cambiano, i pregi e i difetti di ognuno son sempre gli stessi e il gioco resta nel tempo un modo per tenersi stretti a un legame mai perso. Tutto cambia ma nel cuore di ognuno restano scolpiti i nomi, le cose e le città di ogni altro.

Nomi Cose cittàQual è il percorso musicale che ti ha portato a questo lavoro?

Ho avvicinato la musica a me per la prima volta quando avevo 5 anni. Iniziai studiando il violino, tra i 10 e i 14 anni iniziai a studiare anche la chitarra, il pianoforte e iniziai a prendere lezioni di canto. Ho iniziato a scrivere canzoni più o meno intorno l’età di 8 anni. All’inizio erano filastrocche, pochi versi in rima, poi iniziai a unire una melodia alle cose che scrivevo, le cantavo e mi registravo con il walkman, ed intorno ai 13 anni, con i primi accordi sulla chitarra, iniziai a scrivere vere e proprie canzoni con struttura testuale, melodica ed armonica ben precisa. Non ho mai smesso. Ho continuato a fare sempre musica incidendo canzoni, partecipando a festival e contest, mettendo su formazioni diverse, mandando la mia musica in giro e provando a farmi spazio. Ho iniziato anche a lavorare come autore per altri artisti, come autore di musiche per spettacoli teatrali o mostre d’arte, e ho sempre avuto il bisogno forte di confrontarmi costantemente con chi fa questo da più tempo di me e meglio. Non ho mai smesso di lanciarmi nelle occasioni più disparate di confronto artistico come stages, seminari, corsi sulla scrittura, ritiri, ed ogni volta ne torno arricchito come non mai. Nel 2014 ho conosciuto in un festival Valter Sacripanti, che è poi diventato il mio produttore artistico e di lì a poco abbiamo iniziato a lavorare al disco che “Nomi cose città” lancia. Sono passati tre anni e adesso posso dirmi più che soddisfatto del lavoro che stiamo per presentare al pubblico. Non vedo l’ora che questo disco sia disponibile a tutti e se tutto va bene verrà pubblicato tra gennaio e febbraio. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi musicisti che hanno nobilitato le mie idee e mi hanno insegnato tanto. Artisti come Giuseppe Barbera, Giuseppe Tortora, Mario Gentili, David Pieralisi, Sandro Raffe Rosati e lo stesso Valter Sacripanti mi hanno fatto sentire dietro i banchi di scuola anche solo durante il tempo di una chiacchiera prima di rimettersi al lavoro. La produzione di questo disco è stata una delle esperienze più importanti e belle della mia vita.

Dici di aver iniziato a scrivere canzoni molto giovane, ma quali sono le tematiche che ti ritrovi maggiormente ad affrontare nei tuoi testi?

Si, scrivo praticamente da sempre. Ho scritto canzoni di generi musicali diversissimi ed almeno in tre lingue diverse. In tutti questi anni ho scritto di tutto, non ci sono tematiche particolarmente ricorrenti. Potrei raccontarvi che le canzoni d’amore sono arrivate molto tardi rispetto a quanto ci si aspetterebbe, e solo perché un’amica me lo fece notare. Per gran parte della mia vita ho concentrato la mia scrittura su una descrizione sensoriale di quello che mi accadeva e su rapporti molto forti, anche morbosi, ma mai di coppia. Le prime canzoni d’amore sono arrivate più o meno sette o otto anni fa e da lì ho continuato scrivendo di qualsiasi cosa. Ho scritto di prostituzione, di apatia e indifferenza nei confronti della vita, di storie di abusi e violenze domestiche, di amori che resistono alla morte, di possibili scenari di un futuro prossimo, di lotte intestine tra le voci che ci portiamo dentro. Ho anche scritto una canzone per ogni peccato capitale, per un progetto d’arte contemporanea. Ho scritto di una persona che si rintana nelle viscere della terra per fuggire dall’odio e dalla rabbia. Ho scritto una canzone per l’amore che si dimostra cucinando. Ho scritto una canzone sul disordine, una canzone su una ballerina che inganna uno scrittore su una spiaggia, ho scritto del terremoto, ho scritto dell’inversione dei ruoli, di una rivoluzione in piazza, del primo giorno di saldi, ho scritto di migrazioni forzate. In una canzone la verità è una signora vecchia e grassa con sette figliastri che cospirano per ucciderla. Ho scritto della voglia disperata di cambiare il passato. Vivo di questo. Non è qualcosa che faccio, è quello che sono. Non funziono bene come essere umano se non scrivo.

Saverio 

Se potessi scegliere un giovane cantante italiano con cui duettare, che nome faresti?

Non c’è tanto da girarci attorno, la risposta a questa domanda per me è semplicissima: Carmen Consoli. È un’artista grandiosa e mi ha praticamente cresciuto, artisticamente parlando. Non so se esiste un altro artista in Italia che ammiro e stimo come ammiro e stimo lei. Ai suoi concerti divento un bambino. Il suo modo di scrivere, il suo restare così fortemente fedele a sé stessa e al suo percorso artistico, la sua maestria nel raccontare delle storie in musica e le sue intuizioni per me sono vere e proprie lezioni, sempre. Quindi sì, mi piacerebbe tanto duettare con lei e sarebbe bellissimo farle conoscere la mia musica ed ascoltare le sue dritte.

Che opinione ti sei fatto dell’attuale scena musicale campana e che strada deve imboccare per farsi ancora più potente?

La scena musicale campana nell’ultimo decennio è cambiata tanto, si sta affermando sul piano nazionale come mai prima aveva fatto. Secondo me le cose stanno cambiando in meglio e soprattutto per i cantautori si moltiplicano le occasioni per farsi conoscere e confrontarsi. Anche il fatto che la lingua napoletana si stia radicando nei testi delle canzoni di generi diversi secondo me è importantissimo. Qualcuno dice che la musica sia nata in Campania e io posso solo essere grato del fatto che finalmente pian piano la cultura musicale campana stia riprendendo il posto che le spetta agli occhi del resto dell’Italia.

Prossimi appuntamenti? Dove ti potremo ascoltare dal vivo prossimamente?

Proprio questo giovedì (16 novembre) sarò in concerto a Roma, al Valìa di Via dei Durantini. Sono emozionato perché sarà una serata con un po’ di sorprese, riprenderò canzoni del mio passato e proporrò canzoni dal nuovo disco e non mancheranno sorprese con qualche cover insolita. Il Valìa è una piccola oasi e io sono contentissimo di essere loro ospite, l’ingresso è gratuito, così come le belle vibrazioni che vomiterò col mio essere entusiasta come un bimbo al primo giorno di scuola. Poi suonerò a Perugia (il 1° dicembre) e a San Nicola la Strada (Caserta) l’8 e il 9 dicembre e il 19 gennaio a Coreno Ausonio (Frosinone). Altri appuntamenti di live, ospitate e interviste radio verranno confermati a breve sulla mia pagina Facebook con un calendario ordinato.

Speranze e obiettivi di Saverio D’Andrea

Spero con tutto me stesso che questo disco possa prendere al più presto la strada che merita di prendere. Ci ho investito tanto e sono contentissimo del risultato ma adesso arriva per me il compito più arduo: fare breccia nel cuore di chi mi ascolterà. Voglio che queste canzoni arrivino a quante più persone possibile, non vedo davvero l’ora di portarlo in giro nei live e di ascoltare i pareri delle persone che lo avranno ascoltato. Il mio desiderio più grande è che questo disco riesca a creare un ponte tra il mio mondo e tutto quello che c’è fuori, cosa che non è sempre facile da realizzare. Racchiude tutto ciò che sono e adesso sono pronto a mettermi a nudo con queste 10 canzoni.