“Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe”. Mi viene in mente questa frase dello scrittore e filosofo francese Albert Camus mentre rileggo l’intervista fatta a Raffaele Patti. Marcianisano, classe 1979, è uno che l’arte la vive da sempre, da attore, regista, musicista, critico cinematografico. E la usa come strumento appunto “chiarificatore”, per spiegarci bellezze nuove, quando parla di “realismo magico” ad esempio (l’avete letto il suo pezzo sul film Indivisibili proprio qui, su ShowbizZ?), o quando parla di bellezze date spesso per scontate, come quella dell’amore, nel caso di una grandiosa opera teatrale quale il Cyrano de Bergerac. Commedia di Edmond Rostand, del 1897, che Patti riscopre e fa riscoprire con una rivisitazione che dirige ed interpreta, col ruolo proprio di Cyrano. Con lui c’è il sottoscritto (Cristiano) e Teresa Perretta (Rossana). Dal mese prossimo, quindi, lo spettacolo debutta per le scuole e per chiunque lo vorrà.   

Da fine novembre a teatro per le scuole con il Cyrano de Bergerac. Perché la scelta è caduta sull’opera di Rostand?

Sì, un’idea nata non molto tempo fa, grazie ad una replica di uno spettacolo di Baricco, Miti ed Eroi sul testo, tenutosi nel ‘98 per Rai Cultura, credo. Conoscevo l’opera di Rostand, in sintesi, ma non avevo mai avuto l’occasione di approfondirla. Il giorno dopo comprai il testo e, di ritorno da Roma, lessi il copione d’un soffio. Amore a prima vista, come quello di Cristiano per Rossana. In realtà ci sono dei testi che hanno il talento di mostrarsi in un determinato momento, cogliendo lo stato d’animo compatibile ed opportuno e l’idea della rappresentazione è stata immediata, inevitabile. Il tema poi, dell’amore e della sua impotenza, credo sia tremendamente attuale o meglio, contemporaneo. La sua declinazione passa attraverso quello che siamo disposti a sacrificare, così come la sua custodia ci rende fragili e coraggiosi, non solo verso noi stessi ma soprattutto verso gli altri. È un racconto di contenuti più che di contenitori, un’opera che si mostra nel senso più autentico, sviscerando un’esigenza profonda come quella del conoscersi attraverso l’animo ed un percorso d’amicizia e d’amore congiunto.

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Il cast del “Cyrano de Bergerac”: da sinistra Gabriele Russo (Cristiano), Raffaele Patti (Cyrano) e Teresa Perretta (Rossana)

Cosa si può e si deve fare per tenere vivo l’interesse di una generazione sempre più “fast” e distratta nei confronti del teatro d’autore?

La risposta non è così semplice, e neanche unica. Il problema resta legato, a mio avviso, a quanto si è disposti ad approfondire realmente se stessi e la propria crescita mediante opere classiche in teoria più distanti e complesse, ma realmente illuminanti e congeniali. La parola è unica e assume un significato diverso a seconda del tempo in cui viene espressa. Il classicismo non è obsoleto, può vivere una nuova esistenza attraverso una testimonianza attuale, fresca. La società moderna si occupa principalmente dell’immagine e più precisamente delle immagini nella loro ritmicità compulsiva. Ora, la parola, il verbo più adatto e morbido, ha bisogno di tempo e consapevolezza per riconoscersi in ognuno di noi. Il Cyrano de Bergerac ha proprio questa capacità introspettiva, frutto di un incessante lavoro verbale che penetra nell’animo, scavalcando l’ostacolo della carne, dell’apparenza. La parola ha un ruolo centrale nel riadattamento che ho inteso rappresentare e per questo stesso motivo la commedia da eroica in cinque atti riduce in tre soli atti, con i personaggi chiave a contendersi la scena. Così come l’ha intesa l’autore Rostand, la parola ha il merito di alleviare anche i dolori più atroci ed inevitabili, come quelli della guerra e della morte. Per questo può essere considerata come l’opera della “coscienza” di un popolo (francese, ma non solo) e come sublime rappresentazione dello stoicismo passionale ed eroico.

Attore ma anche musicista. Cosa significa oggi essere un artista?

In realtà potrei tranquillamente non essere nessuno dei due, anzi non sento di essere né l’uno né l’altro. Non mi reputo un artista, nel senso più profondo del termine, anzi la cosa quasi mi infastidisce, proprio perché non la sento mia. Ho conosciuto e conosco persone che, pur non avendo la benché minima conoscenza dell’arte come dottrina e disciplina, hanno condotto e conducono un’esistenza artistica, inconsapevole e pura, ed è forse questa condotta che reputo più vicina al concetto di Arte. Cyrano, ad esempio, può a ragione essere considerato un artista della vita e per la vita. Credo profondamente nel mio smisurato amore per la materia artistica, in tutte le sue forme, che mi spinge a cercare di emularla ed interpretarla. Ecco, un interprete, quello si! Essere artisti può voler dire, forse, avere una passione profonda.

L’arte e la cultura a Marcianise volano da tempo scatenate. È una età dell’oro quella che stiamo vivendo?cyrano-logo

Si, è possibile che lo sia, per lo meno da quando ho memoria. In realtà il fermento culturale parte dall’aggregazione sociale e necessaria che questa terra ha dovuto, con forza, contrapporre ad un certo lassismo civico e culturale degli ultimi decenni. Marcianise è sempre stata un contenitore di Bellezza e Spiritualità, di Solidarietà e Passione come testimoniano i nostri padri e illustri concittadini. È la terra di Domenico Santoro, Onofrio Buccini, Federico Quercia tra gli altri, non dimenticando i riferimenti attuali come i professori Salvatore Delli Paoli, Mimmo Rosato, Tommaso Zarrillo,  Alberto Marino ed altri onorati marcianisani che continuano ad essere fari del pensiero e della memoria. Le associazioni, però, sono responsabili positivamente della rinascita del luogo avendo intercettato un’esigenza collettiva, che mettesse insieme la voglia di raggrupparsi attraverso l’organizzazione fattiva e collaborativa, creando una coscienza nuova e, spero, duratura.

Il sogno artistico più grande di Raffaele Patti.

Non saprei, non mi faccio mai questa domanda. Forse più semplicemente spero di riuscire a comunicare la mia idea di Cyrano a chi sarà spettatore dell’opera grazie all’aiuto dei compagni d’avventura Gabriele Russo e Teresa Perretta. Tante scuole hanno aderito al progetto con entusiasmo e speriamo se ne possano aggiungere tante altre. Questo è il mio sogno artistico principale, per il momento, ovvio. Poi ce ne saranno altri ed altri ancora. Perché accontentarsi di averne uno quando se ne possono immaginare tanti?