Faccio, vivo e provo a diffondere la cultura teatro. Ritrovarmi ad intervistare due giovani che non solo la pensano come me, ma che hanno deciso di dare una forte identità a quello che, al di là della passione, è uno stile di vita, mi entusiasma oltremodo. Perché sentire Rosario Copioso, 29 anni, di Santa Maria Capua Vetere, e Dario Pietrangioli, 27, di San Prisco, parlare del loro Drama Teatro Studio, a Curti (Caserta), in Corso Piave 195, uno spazio dedicato al teatro (con laboratori, spettacoli ed eventi) e all’arte in tutte le sue forme, ti mette addosso lo stesso, incredibile entusiasmo che loro hanno nel varare questo progetto e nel vivere il mondo dello spettacolo. Laboratori già attivi ce ne sono e si chiamano “Acting”, per la formazione attoriale, gestito da Rosario, che è attore, regista e actor coach, e “Scriptwriter”, per formare autori teatrali, curato da Dario, che è scrittore, oltre che attore. Hanno vinto svariati premi a diversi Festival e fatto tanto, tanto teatro con la loro compagnia teatrale, Il Basilisco. Ora però, sono con loro per parlare dell’inaugurazione, programmata per giovedi 30 giugno alle 20:00, di questo grandioso progetto che è il Drama Teatro Studio.

Come si è finiti dall’essere solo una compagnia teatrale, una grande compagnia quale Il Basilisco, a creare una realtà come Drama Teatro Studio?

Dario: Il DTS nasce dall’esigenza di voler andare oltre il mero esibirsi con la propria compagnia, voler fare qualcosa di più grosso. C’era l’esigenza di avere un nostro spazio, in cui poter fare cose che ami, da far crescere e che sia un luogo di incontro da cui far partire una vera e propria rete artistica.

Rosario: Chi sta nel mondo dell’arte e della cultura deve condividere, deve offrire agli altri. Lavoriamo da tempo nell’ambito dello spettacolo e volevamo creare un luogo per poter far esibire gli altri, per poter, appunto, condividere e dare spazio a chi non può averlo, perché non è sempre facile trovarlo. Vogliamo idee e opere originali, andare al di là di linee standardizzate.

D: Cerchiamo si l’originalità, ma che non diventi stravaganza. Il pubblico non è sempre disposto a comprendere e accettare opere eccessivamente sperimentali e questo bisogna riconoscerlo.

drama

La realtà casertana sta crescendo rapidamente, sia sotto il profilo teatrale che artistico in generale. Quanta strada però c’è ancora da fare per arrivare a livelli più importanti?

R: Si, il livello casertano è davvero interessante. Per farti capire, tempo fa ero a Roma per uno spettacolo con Franco Oppini. Un attore della compagnia, romano, si rivelò con mia sorpresa molto informato sul circuito teatrale della nostra provincia e questo è un qualcosa di cui andare fieri! Siamo attivi dal 2009 con Il Basilisco, abbiam fatto belle cose qui, ma va detto che abbiamo anche sempre cercato di spingerci oltre il nostro territorio, per confrontarci con artisti sempre diversi, farci conoscere fuori, in altre Regioni. Lo stesso Dario, ad esempio, ha avuto modo di esibirsi allo Zelig di Milano. Con DTS vogliamo diffondere un tipo di fare spettacolo che è la spontaneità, promuoverlo in un circuito da rendere sempre più grande. C’è gente che ha scelto di seguirci dopo aver addirittura pianto dall’emozione in una nostra opera, gente che ama il nostro stile (che è parecchio americano), e tutto questo ci motiva a fare sempre meglio.

D: La sfida, per arrivare a livelli più importanti, è quella di recuperare la gente. Il teatro a volte commette l’errore di distaccarsi dalla realtà, cioè il teatro si chiude nel teatro. E invece deve avere sempre la funzione di parlare alla gente. Si deve aspirare al favore del pubblico, facendogli conoscere cose che esso stesso vuole imparare. Il teatro deve di certo fare attenzione a non essere pretenzioso, ma il pubblico deve essere aperto al messaggio che riceverà. Giungere a una via d’incontro.

Quali sono le ambizioni di Drama Teatro Studio?

D: Ambizioni non ce ne sono. DTS vuole fondamentalmente solo fare il suo lavoro, sperando di puntare ad una platea più ampia possibile.

R: Amen! (ride. Poi tutti ridiamo! – ndr)

FRND1rSlCome nasce e si impone la passione per il teatro di Rosario Copioso e Dario Pietrangioli?

D: Come è accaduto quasi a tutti, per gioco e per divertimento. Dalla recita scolastica è iniziato tutto e poi non ci è voluto molto a capire che la passione andava portata avanti. Quando ho conosciuto Rosario, ho riscontrato quel fondamentale feeling artistico e allora è venuto naturale “associarsi” e fare progetti.

R: Più che nata, la mia passione c’è sempre stata. Nel corso della vita è sempre tornata, come un boomerang, anche se non le davo ascolto. Ho ritenuto opportuno studiare, scoprire i grandi del teatro e mi rendevo conto sempre più che questo mondo era proprio quello che volevo vivere. Mi sentivo illuminato. Ed ero sereno. C’è chi guarda questo lavoro come un mondo ambiguo e pericoloso e invece no, è un mestiere come un altro. Che certo, va fatto con convinzione!

Cosa significa fare l’attore o essere comunque un artista?

R: Fare l’attore per me significa…puzzare. Al di là dell’arte attoriale, un aspirante attore deve conoscere tutto il contesto del teatro. Non puoi non aver mai montato una quinta, faticato per mettere fisicamente in scena uno spettacolo. Devi addirittura ricordare quella puzza, l’odore del legno delle tavole del palcoscenico, quello del sudore e delle lacrime che hai versato durante il tuo percorso teatrale. L’artista, come l’attore, deve poter puzzare.

D: Concordo con Rosario, ma voglio sottolineare la differenza tra attore e artista. Non tutti gli attori, spesso limitati drama2nel loro agire, sono anche artisti. L’artista deve saper captare determinate cose ed ha una empatia con le persone, con ciò che lo circonda, è più completo. Riesce ad essere magnetico e a non ti stanchi mai quando lo guardi. Certo, sia l’attore che l’artista aspirano al successo, spesso inteso solo come popolarità. Se viene è fantastico, ma se non viene, c’è un’opportunità ugualmente fantastica: quella di godersi con intensità ogni momento vissuto, ogni goccia di sudore versata durante il percorso artistico, ma per farlo bisogna scrollarsi di dosso l’ansia del successo a tutti i costi.

Del resto, come diceva Giorgio Gaber, e a farmelo notare è proprio Copioso, che sul grande cantautore ha fatto uno spettacolo con Pietrangioli,  Aspettando Gigì: “La gente, purtroppo, confonde spesso il successo con la popolarità“. Ma sono cose ben distinte. Il problema è che, però, non tutti lo sanno.