Eccellenza della recitazione italiana, Tony Laudadio, nato a La Spezia ma cresciuto a Caserta, è uno dei protagonisti di questo surreale Natale: suo, infatti, è il ruolo di Pasquale Cupiello nell’attesissima trasposizione cinematografica del classico di Eduardo De Filippo Natale in Casa Cupiello. In onda su Raiuno, martedi 22 dicembre (ore 21:25), in occasione del 120° anniversario della nascita del drammaturgo napoletano, vede Sergio Castellitto nei panni di “Lucariello” ed Edoardo De Angelis alla regia. Laudadio è uno che non sa stare fermo e, teatro a parte, che è la sua primaria abitazione, è abilmente passato dal grande schermo (Habemus Papam di Nanni Moretti, Mozzarella Stories dello stesso De Angelis) alla tivù (Maria di Nazareth, Il Commissario Montalbano), facendo anche lo scrittore (il suo ultimo romanzo, Il blu delle rose, è uscito da poco) e pure il musicista (ha una band, i Calebasse). Martedi sera, però, il suo mondo è solo quello eduardiano.

Qual è il principale elemento di novità che questa trasposizione cinematografica di Natale in casa Cupiello porta con sé?

Tony LaudadioIntanto la definizione in sé: è una trasposizione cinematografica, non più teatro o televisione, o teatro in televisione, come è accaduto con le trasposizioni eduardiane originali. Questo porta con sé elementi di novità fin dal concepimento. Il linguaggio del cinema porta gli eventi a una dimensione più dettagliata, i risvolti psicologici sono più intimi, più crudi, e questo li rende più diretti e emotivi.

“Eduardo non si tocca!”. Mi è capitato di sentire, con fastidio, esclamazioni che facevano più o meno così. Cosa risponderesti a critiche del genere?

Io non sono troppo duro con questo atteggiamento, è umano e tutto sommato lo comprendo. C’è un affetto per Eduardo che a volte impedisce qualsiasi apertura. Bisogna però entrare nell’idea che il patrimonio drammaturgico che ci ha lasciato è materia viva, non è un quadro o una scultura, oggetti inamovibili. Il teatro – e in questo caso la sua derivazione cinematografica – è fatto dagli uomini e gli uomini cambiano e portano evoluzioni. In questi casi assicuro tutti che noi, il regista, gli attori, tutto il cast, siamo i primi adoratori della figura di Eduardo.

Cupiello-03-936x1024Sei anche uno straordinario e navigato attore di teatro: in che modo, a tuo avviso, questo settore può rimettersi in sesto e tornare a splendere?

La domanda è complessa e ovviamente non c’è una soluzione lampante, neanche avendo tutti i soldi del mondo. Il teatro dev’essere una necessità, le persone devono sentirne la mancanza, come sta capitando a molti in questo periodo di chiusura. Il suo valore intrinseco sta proprio nella condivisione dello spazio e del tempo della rappresentazione, è la sua funzione sociale, anche se ora è quanto di più lontano si possa immaginare. I teatranti creano una magia che gli spettatori devono accogliere come unica, irripetibile, di cui si può fruire solo lì e in nessun altro luogo né reale, né virtuale. Bisogna sedurre gli spettatori prima ancora che arrivino in sala, e poi cercare di non deluderli mai con approssimazioni o cialtronerie. Questo forse è un primo passo.