“Forse è questo il segreto della felicità: smettere di farsi domande e viverla…”

Basterebbe una frase come questa, semplice, quasi ingenua nella sua dolcezza a spingerci a volerne sapere di più dell’animo bello di Abdou Mbacke Diouf, per gli amici Ab, classe 1989, autore del libro da cui la frase è tratta, È sempre estate (Narrativa Pesci Rossi / goWare). Una di quelle letture (perfette per questo periodo surreale), leggere ma profonde, che ti fanno alzare dalla poltrona con la certezza di avere nuovi, importanti spunti di riflessioni dentro di te. Toscano di Arezzo, nato in Senegal, laureato in Biologia Molecolare, è uno dei più promettenti pallavolisti del Volley Marcianise. Ma, ed è così che ho avuto modo di conoscerlo, sceglie anche di studiare recitazione quando si unisce al Corso “L’AtThor” di Teatro Distinto che guido a Marcianise.

Scrittore, biologè sempre estateo, pallavolista e aspirante attore: non si può certo dire che ami star fermo, ma in quale di queste figure ti riconosci o vorresti riconoscerti di più?

Il primo ho iniziato a farlo per passatempo, ma poi è arrivato la pubblicazione del primo libro, il biologo e quindi la biologia è quello che ho studiato quasi metà della mia vita, la pallavolo ho iniziato a praticarla tardi, ma adesso è il mio lavoro, mentre la recitazione è una cosa che ho iniziato per superare una timidezza, quella di parlare in pubblico e migliorare la mia dizione. In quale figura mi riconosco? Dipende dal giorno e dall’orario. La mattina biologo, la sera pallavolista e la notte, quando tutti dormo, passo da scrittore ad attore. Credo che tutte queste cose insieme e un cervello “distratto”, mi permettono di esprimere ogni parte di me. Ci sarà tempo per scegliere…

Senza fare spoiler sulla trama del tuo libro, perché un titolo come “È sempre estate?”

Una risposta me lo diede un bambino dopo aver letto il libro. Perché d’estate la scuola chiude, c’è il sole e finalmente niente compiti e posso fare tutto quello che mi rende felice. Un’altra risposta è lo stato d’animo che ci dava l’estate da piccoli. Tutti ce lo ricordiamo. Dire che “È sempre estate” non è vero, perché lo sappiamo tutti che la vita, spesso e volentieri, ti mette di fronte a tante difficoltà, ma affrontare queste difficoltà con lo stesso stato d’animo che avevamo dai piccoli nel periodo estivo, non è detto che ci permetterà di superare queste difficoltà, ma sicuramente ci permetterà di affrontarle meglio e con più serenità. Ecco perché… E’ sempre estate. Ma tra dirlo e farlo, c’è di mezzo la vita. Un lavoro quotidiano. Come il Sole che tramonta e sorge tutti i giorni, così noi col cercare e trovare l’estate, tutti i giorni, in mezzo alle difficoltà.

Chi ti conosce o ha letto il tuo libro sa per certo che ti caratterizza una straordinaria sensibilità. Credi che la tua generazione o anche quella successiva faccia fatica a riconoscere e sfoggiare una sana sensibilità?

Abdou 1Purtroppo facciamo fatica, io compreso. Mostrarsi duri, dare un’idea invincibile di sé, forse è più facile perché così nessuno ti ferisce e appari forte davanti agli altri. Da ogni parte siamo bombardati da storie di successo, numeri, premi, e quindi uno anziché concentrarsi anche su quello che ha dentro, si concentra solo su quello che c’è fuori e sui risultati da raggiungere, dimenticando di coltivare sé stesso. Ma durante gli anni, anche grazie a tante chiaccherate con me stesso ho imparato che la sensibilità è un dono e chi ce l’ha deve condividerlo con gli altri senza avere paura. E’ grazie alla sensibilità condivisa se leggiamo i libri di Calvino, le poesie di Mandela, ascoltiamo le canzoni di Bob Marley o guardiamo i film di Troisi e soprattutto, è grazie alla sensibilità se li capiamo. Ed è grazie alla sensibilità e soprattutto all’empatia, se capiamo le persone che ci stanno accanto e il mondo che ci circonda. Spero che questi giorni ci serviranno anche a questo, a ritrovare la sana sensibilità che ognuno di noi ha fin dalla nascita. Chiudo con una citazione del mio film preferito, La leggenda del pianista sull’Oceano: “Non aveva il senso della gara, non gli fregava niente sapere chi vinceva. Era il resto che lo interessava. Tutto il resto.” Tranne in un campo da pallavolo. Lì voglio vincere. Sempre.

Qual è la domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho fatto (e a cui, ovvio, devi dare pure una risposta)?

Cosa possiamo fare per essere utili al paese in questo momento storico? Stare a casa.