Teresa Perretta non è solo un’attrice, tra le più brave sulla scena casertana (lei è di Santa Maria Capua Vetere) e una psicoterapeuta di grande empatia. È una persona di rara umanità. Caratteristica essenziale per svolgere al meglio le professioni di cui sopra, che riunite in un’unica figura, ci portano a definirla una “dottoressa che calca le scene”. Termine coniato da un’amica evidentemente ben conscia di quelle potenzialità che a fatica restano raccolte in un’unica espressione. Conosco bene Teresa, giacché recito con lei nel Cyrano de Bergerac, commedia epica adattata e diretta da Raffaele Patti, in cui lei è Rossana. E le mie non sono sviolinate. Col team di Patti, che è Teatro del’Ovo, Teresa si prepara ad una nuova avventura teatrale, il Moro di Venezia, per portare in scena l’Otello shakespeariano e con un suo marchio, I Teatri del Sé, ha in mente altri, notevoli progetti. 

TeresaTeresa Perretta è un’attrice ma è anche una psicoterapeuta. Cerchi di tenere separate le due figure o vanno veicolate entrambe nella stessa direzione?

Il teatro e la psicologia sono due forme d’arte che si mescolano tra loro creando un potente strumento di trasformazione. Sono da sempre rapita dalla recitazione, che sento come esigenza personale e allo stesso modo sono innamorata della psicologia come strumento di potenziamento delle proprie capacità.  L’idea di dover fare una scelta tra l’essere un’attrice o una dottoressa era troppo difficile e cosi ho deciso che potevo essere entrambe. Recitare appaga quella necessità di incontrarmi e scontrarmi con i miei limiti, essere psicoterapeuta mi dà l’opportunità di “dare” all’altro. Dopo la laurea in Psicologia e lo studio del teatro, ho deciso di specializzarmi in Psicoterapia con la tecnica dello Psicodramma Analitico, percorso che ha reso sempre più forte in me la volontà di utilizzare entrambi gli “strumenti” come unico obiettivo

Puoi parlarci di quella tua realtà a nome I Teatri del Sé?

È una realtà che nasce qualche anno fa e che contiene in un’unica cornice analitica e di arte terapia lavori individuali e di gruppo, rivolti al potenziamento di capacità innate, che troppo spesso rimangono taciute per via di resistenze e paure. La nostra vita è un teatro di improvvisazione e introspezione, dove, a seconda delle situazioni, si rivestono ruoli differenti. Alle volte si è protagonisti, altre volte osservatori, ma in ogni caso si è investiti da proiezioni e reazioni emotive che, se non gestibili, si trasformano in corazze muscolari. Il teatro permette di lavorare sul corpo, che è il nostro più potente strumento di comunicazione e attraverso di lui è possibile prendere contatto con la natura delle nostre emozioni.  È un progetto rivolto a tutti, con un occhio di riguardo a quella delicata fase della vita che è l’adolescenza. Non ha un proprio spazio fisico, lo ha avuto in passato, ma oggi mi piace più pensarlo come un progetto itinerante che trova collaborazioni con scuole di teatro, associazioni ed aziende.

Teresa2Ritieni sempre consigliabile che un appassionato di teatro sperimenti la Teatroterapia?

Il Teatro e la psicologia condividono strumenti, potenzialità di cambiamento, trasformazione e comunicazione. Per tale motivo credo sia importante, per chi si approccia allo studio del teatro,  approfondirne anche l’aspetto terapico. L’attore è un essere umano chiamato ad interpretare le emozioni di un altro essere umano, in un rapporto di incontro/scontro dove si richiede una certa dimestichezza con la conoscenza del proprio vissuto emotivo. Abbracciare l’aspetto non solo tecnico, ma anche psicologico del teatro, consente di guardare a sé stessi con la giusta verità; permette di riconoscere e imparare a gestire il proprio bagaglio emotivo e di conseguenza riconoscerlo e gestirlo nel personaggio, senza rischiare di rimanerne imprigionati o sentirsene troppo distanti. L’espressione e la comunicazione delle emozioni sono aspetti centrali tanto nel teatro quanto nella psicologia e ciò rende le due realtà perfette per un incontro più vero con sé stessi e con altro da sé. 

Da attrice, sei ancora in giro per i teatri con la commedia epica Cyrano de Bergerac, per la regia di Raffaele Patti. Con I Teatri dell’Ovo, però, siete già a lavoro per il nuovo Moro di Venezia. Cosa puoi svelarci in merito?

Il Moro di Venezia vede la conferma sempre più forte e propositiva di un discorso iniziato con Cyrano de Bergerac. Un discorso che ci vede impegnati a dar voce a quelle spinte interiori che fanno parte di ognuno di noi. La bellezza e la sfida del progetto sta soprattutto nel creare un ponte di comunicazione verso un pubblico più giovane, attraverso la rappresentazione di personalità complesse ed affascinanti appartenenti ad un teatro, quello classico, lontano dalla realtà che oggi vivono i ragazzi.  Una sfida, dicevo, che quando mi fu proposta, ho accettato senza il minimo dubbio: troppo allettante. Oggi, a distanza di un anno, sono orgogliosa di far parte di un progetto cosi nobile, capitanato da un persona che stimo professionalmente ed umanamente. Il nuovo lavoro sta prendendo sempre più forma e vi assicuro che è una gran bella forma. Vi invito a seguire la pagina Facebook di Teatro dell’Ovo cosi da essere informati sulle nuove date.

Moro di venezia

Sogni, speranze e progetti di Teresa Perretta

Di sogni e progetti ne ho tanti e propendono tutti verso la stessa direzione: migliorarmi professionalmente ed umanamente per poter servire sempre al meglio ciò che ho decido di essere.