Chi è tuo padre? Chi sei tu?

(Satana, dal film ‘La Passione di Cristo’)

 

La Domenica delle Palme di Marcianise ha un sapore artistico grazie alla rappresentazione scenica sulle ultime ore di vita di Gesù Cristo che, come quasi ogni anno, viene messa in atto dall’associazione San Simeone Profeta. La Passione di Cristo, diretta dal piglio sicuro di Orazio Pezzella, si tiene appunto Domenica 9 aprile (alle 19:30 nello spazio retrostante dell’Istituto Aldo Moro) e vede coinvolti oltre 60 figuranti. Per saperne di più sul significato dell’evento, ShowbizZ ha intervistato Roberto Conchiglia, che torna ad indossare le vesti sofferte del Messia. Poco più che trentenne, appassionato di teatro e socio attivissimo anche di Radici, Roberto ha “esordito” con la corona di spine a soli due anni, “quando i miei mi vestivano da Gesù per partecipare con gli altri bambini alla processione del Calvario”. E oggi torna con viva partecipazione a farsi travolgere da un evento che ha ancora tanto da raccontare.

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Perché dopo tanti anni, questo evento continua ad affascinare e incuriosire come se fosse alla prima edizione?

La domenica delle Palme è il grande ingresso alla settimana Santa e apre verso l’evento centrale della nostra Fede. La rappresentazione della Passione di Cristo diventa quindi un momento atteso e suggestivo, grazie al quale teatro e vangelo si fondono per trasmettere il vero significato della Quaresima. Un evento che continua ad affascinare tutti, dici bene, ma non solo il pubblico: soprattutto gli attori che attraverso prove settimanali, si calano nel personaggio vivendo, e in seguito trasmettendo, la vera e propria passione.

Quanto ci vuole per realizzare una rappresentazione di questa portata?

La realizzazione di quest’opera teatrale richiede tanta dedizione e tempo, in quanto la regia non si ferma alla materializzazione del copione, ma il tutto viene associato alle scenografie, ai costumi attentamente studiati e realizzati in base al periodo storico, al gioco di luci, al montaggio di palchi, strutture e supporti per la costruzione del Golgota.

Quali sono le più grandi reinterpretazioni cinematografiche del calvario di Gesù Cristo secondo te? È  anche a qualcuna di esse che vi ispirate?

La maggiore rappresentazione cinematografica della Passione di Cristo è quella di Mel Gibson, del 2004, The Passion of the Christ dove l’Aramaico antico lascia spazio alla bravura degli attori, interpretando in maniera straordinaria la sofferenza e il dolore della madre afflitta per la perdita del suo unico figlio. E si, se c’è un’opera a cui ci ispiriamo è senza dubbio la grandiosa opera di Zeffirelli Gesù di Nazareth. 

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Il cast di una precedente edizione: accanto a Roberto, con la veste bianca della Resurrezione, c’è il regista Orazio Pezzella.

Nel ruolo di Gesù, hai dovuto accogliere il testimone di Alessandro Del Bene. È stato un passaggio vissuto con difficoltà?

In realtà il personaggio di Gesù Cristo è entrato a far parte della mia vita nel 2005, quando ho iniziato ad interpretarlo durante la via Crucis animata di Marcianise, il Calvario del venerdì Santo. Fu un passaggio di consegne che ci fece Giovanni Raucci ad entrambi. Pertanto io ed Alessandro siamo cresciuti con questa “Passione”, oltre ad avere un legame di amicizia forte. Quindi la difficoltà non è subentrata dal punto di vista di consegne a livello artistico, ma nell’interpretare un Grande Personaggio, l’Uomo per eccellenza!

La figura chiave dell’evento, oltre che dell’associazione promotrice, è Orazio Pezzella: come riesce a coordinare uno squadrone come quello che vedremo il 9 Aprile?

Orazio Pezzella in realtà coordina la nostra squadra come un grande padre di famiglia. Ci sono momenti di assoluta concentrazione, seguite dalle doverose ramanzine per riunire le attenzioni, ma il tutto è associato a tanto, tanto affetto e amore per il suo ruolo da regista.