Vulcanico e inarrestabile, come lo si vede on line nei suoi irresistibili video, Pasquale Pablo Trombetta è uno dei marcianisani che fa spettacolo. Che sa arrivare alla gente con quel sorriso e quella gioia di vivere e travolgere che andrebbe insegnata a scuola. In molti lo ricordano ancora come parte del duo comico I Facoceri (Peppe Russo il suo partner), ma oggi Pasquale imperversa in rete grazie alla esilarante web serie Il Frigo di Pablo, che al grido di “No alla violenza sui chiattoni”, invita a prepararsi alle grosse grasse risate. Ma è solo l’ultimo degli svariati progetti che coinvolge l’artista marcianisano, di cui ci parla in questa intervista. Semiseria, ovviamente.

Multiforme, istrionico e inarrestabile, come si riesce ad essere così vulcanici come te?

Non penso ci sia una vera e propria spiegazione, in effetti io non è che faccia poi tanto, ho solo imparato, con il tempo, che a volte bisogna lasciare libero il bambino che vive in ognuno di noi, abbattere le sovrastrutture che il modo di vivere oggi impone e tirar fuori quella parte di te ancora non contaminata. Quella parte che sa commuoversi vedendo un padre che accarezza il figlio, che non è ostaggio del pregiudizio, in poche parole quella parte di te che ancora vive, ecco: bisogna vivere! Questa è la risposta corretta, VIVERE. Non l’ho detto all’inizio altrimenti la risposta era troppo corta e pareva brutto.

L’ultima, geniale trovata è la web serie Il frigo di Pablo, che è nata in che modo?

È stata la disperazione! Sono un “DIVERSAMENTE MAGRO” e la vita per le persone come me non è sempre semplice. Io lavoro e vivo nello stesso posto, diciamo che faccio “Casa e Bottega” per cui, ahimè, vivo a stretto contatto con mia moglie e mia figlia, le quali, per aiutarmi mi stanno sempre addosso e mi costringono a mangiare come un ladro, rubacchiando avanzi qua e la. Di notte, con la complicità delle tenebre, mi alzo e come un ninja tibetano mi avvio verso il frigo nella completa oscurità, arrivo al frigo apro la porta e il mio viso viene invaso dalla luce. Per alcuni secondi non vedo nulla, immagino le mie pupille restringersi rapidamente per adattarsi alla luce, poi all’improvviso ti si apre un mondo nuovo! Finalmente puoi mangiare qualcosa senza che nessuno ti faccia sentire in colpa, non importa cosa, non importa se sta in frigo dal 54, quello che conta è che te lo mangi in grazia del Signore.

In una di queste notti, tanto era forte la sensazione di libertà che dopo aver mangiato una fetta di mortadella mi resi conto di non aver chiuso bene la porta del frigo, tornai verso di lui diedi un ultimo sguardo all’interno e senza volerlo gli dissi : “Grazie Frì”. Questa cosa mi fece ridere, ridevo come uno stupido non tanto per il fatto di avergli detto grazie, ma ridevo per il fatto che ero arrivato a considerarlo un amico, un complice. Non era solo un elettrodomestico per me, in quel momento era un amico che ti vede in difficoltà e ti dà una pacca sulla spalla dicendoti: “Stà tranquillo, ci sono io accanto a te”.  È stata questa situazione a darmi l’idea iniziale. Poi è bastato chiedere aiuto al bambino di cui sopra e il risultato è quello che ora tutti conoscono.

La serie Storia criminale ha riscosso un notevole successo. A che punto siete con la realizzazione dell’atteso sequel?

Stiamo terminando le riprese dell’ultimo episodio della prima stagione, trattandosi di autoproduzioni low budget, molto low, diciamo autoproduzioni senza budget, solo low, ci si organizza come si può, un pò le festività natalizie un pò per le disponibilità dei singoli, abbiamo sforato con i tempi ma abbiamo già da qualche giorno ricominciato a girare. Se tutto va secondo i piani, in una decina di giorni pubblicheremo l’episodio finale di stagione. Ci sarà un seguito? La risposta è SI!

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Pasquale Pablo Trombetta in una scena di “Storia Criminale”

 

Com’è stata, invece, l’esperienza del Campania Actor Studio, che ha trasformato il Centro Commerciale Campania in un set a cielo aperto?

Campania Actor Studio è stata un esperienza davvero incredibile, che mi ha concesso il privilegio di partecipare ad un percorso di formazione prima cinematografico, attraverso laboratori con nomi del calibro di Massimiliano Gallo, Francesco Paolantoni e Lucio Caizzi e poi teatrale, curata da Officine Teatro con il mitico Michele Pagano. Abbiamo girato una webseries, Effetto Campania, nella quale interpreto uno dei protagonisti, che racconta di come il destino a volte si beffa di noi. Nella fortunata webserie (oltre 500.000 view) oltre ai due protagonisti (Paolantoni e Caizzi) troviamo anche un simpaticissimo Tony Tammaro nel ruolo di presentatore. La serie è stata interamente girata negli spazi del Centro Campania ed è stata una sfida ardua. Non poche le difficoltà: abbiamo girato tra la gente nei giorni di normale apertura del centro, ma l’alta professionalità dei responsabili della struttura, Laura Puoti e Francesco Cimmino e la competenza del Regista Alfredo Buonanno hanno permesso la realizzazione della webserie che ormai tutti abbiamo visto. Prima delle riprese abbiamo preparato la fase Teatrale del progetto, che è stata la più dura ma anche la più costruttiva. Recitare in un centro commerciale non è come recitare su un palcoscenico normale: il nostro palco era il centro commerciale! Il nostro pubblico non sedeva di fronte a noi ma era intorno a noi, una sfida che senza la maestria e il genio di Michele Pagano non si sarebbe potuta affrontare.

 

Sei anche un attore da teatro, e la performance in Alice – La Meraviglia, lo ha ricordato una volta di più. Qual è, a tuo avviso, la forza di questa forma artistica?

La tentazione. Il mio Bruco in Alice – La Meraviglia rappresentava proprio quello, la tentazione. Personaggio viscido e senza scrupoli, pronto ad offrire i suoi favori a chi ne aveva bisogno ma non senza una contropartita. Per la povera Alice cadere nelle viscide mani del bruco sarebbe stato letale, lui le avrebbe preso anche l’anima.

Per poter interpretare un personaggio del genere devi provarne le sensazioni, devi sentire le sue emozioni, provare a pensare come lui e questo ti spinge a scavare in te stesso, sei costretto a confrontarti con le tue paure, le tue ansie e non è sempre piacevole. Poi c’è la fatica fisica, tenere il corpo in tensione è estenuante, in Alice tutti i personaggi erano costantemente in scena e non c’è stato un solo momento in cui potevi permetterti il lusso di rilassarti, nemmeno da seduto.

Fare teatro non è una scelta, nel mio caso è un bisogno, un’esigenza. La possibilità di confrontarti con le persone in situazioni che non potresti mai vivere realmente, come quella di Alice, ti fa capire meglio chi sei e ti aiuta nella vita di tutti i giorni. Alla fine di ogni spettacolo porti con te un piccolo pezzo del personaggio che hai appena lasciato nei camerini e questo arricchisce il tuo bagaglio culturale ed emotivo. Ecco, questa credo che sia, almeno nel mio caso, la vera forza di quest’arte.

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Il cast dello spettacolo del Centro Campania “Alice – La Meraviglia”