Il pittore olandese Hieronymus Bosch (nome vero: Jeroen Anthoniszoon van Aken), visionario e grottesco come pochi, nasce nel 1453 e muore nel 1516. È infatti in occasione del 5° centenario della sua morte che a Madrid, il Museo del Prado organizza, col patrocinio della Fundación BBVA, una imperdibile esposizione con 65 opere della pinacoteca madrilena unite a quelle giunte da altri musei nel mondo, per celebrare “Il Bosco”, così com’è noto tra gli spagnoli. Il capolavoro simbolo di questa mostra, viene da sé, è il Trittico delle Delizie. Probabilmente commissionato da Enrico III di Nassau-Breda, Governatore nei Paesi Bassi e insaziabile collezionista, il complesso dipinto e tripartito è l’opera più “faticata” di Bosh. Carica com’è di simbologie e significati sottesi, debitori di motti e sentenze della cultura popolare fiamminga, antichi proverbi e tradizioni religiose o anche letterarie.

È una quasi psichedelica, specie nella parte oscura, creazione del mondo, quella a cui il fiammingo ci fa assistere, passando, dalla visione celestiale (a destra) della nascita di Eva, benedetta da Dio, con tanto di unicorni, simbolo di purezza, che si abbeverano, a quella infernale. Con peccatori e peccati da espiare orrendamente, con tanto di Satana, mai visto, col volto di uccello, che espelle i dannati che inghiotte come escrementi. La lussuria sembra essere la colpa dominante, scatenata dall’apparizione della prima donna, una inquietudine già ravvisabile nel pannello d’inizio lettura: la serenità e la festosità del Paradiso Terrestre è infatti solo apparente. In più di un caso si scorge la presenza del Male: rettili mostruosi sono anche nello stagno, quali rospi neri, simboli demoniaci. L’umanità, e qui siamo irrimediabilmente a sinistra, sorda alla legge divina, è caduta nel peccato e vittima delle penitenze dettate dalla legge del contrappasso. Un uomo albero, col dorso aperto come un uovo, appare inquietante tra i dannati: il volto è forse quello del pittore stesso. Se Bosh fosse vissuto oggi, avrebbe sicuramente fatto cinema. Un cinema così visionario e dolcemente terrificante, da far impallidire il Tim Burton più oscuro.

* Museo del Prado, Madrid, olio su tavola, cm 220×195 (pannello centrale), cm 220×97 (pannelli laterali).