Andrew Warhola Jr, americano di Pittsburgh ma trapiantato nella sfavillante New York, che con lui brillò ancor di più, divenne famosissimo come Andy Warhol, protagonista indiscusso della Pop Art (da Popular Art, movimento esploso negli USA nei ’60s) e tra i massimi artisti del 20° secolo. Pittore, scultore, ma anche regista, attore e sceneggiatore, sapeva e doveva fare spettacolo con la sua arte. E ci è riuscito consegnando all’immaginario collettivo capolavori pop che anche i bambini conoscono. Ma che (quasi) nessuno conosce davvero bene. È il caso di Blue Marilyn, uno dei 9 ritratti serigrafici della già mitica Monroe: siamo negli anni Sessanta, e l’artista si mette in testa di dare una rinnovata notorietà a volti e prodotti talmente visibili, da rischiare l’invisibilità. Personaggi dei fumetti, le famose minestre Campbell’s e star del cinema, a cominciare da Marilyn Monroe, qui estratta dal poster del film Niagara (era il 1953, e la diva aveva 27 anni). La star-oggetto viene grazie a lui salvata dalla massificazione, quasi divinizzata. “Dipingo in questo modo per sembrare una macchina – spiegò Warhol – E questa è forse una delle ragioni per cui ricorro alla serigrafia: penso che chiunque dovrebbe poter dipingere ogni mio quadro al posto mio. Non sono mai stato capace di riprodurre un’immagine identica alla precedente!”. Il volto, frontale e isolato su un fondo azzurro, diventa astratto. No ai mezzi toni e sì a decise campiture di colore: il biondo oro dei capelli, il rosa dell’incarnato, il celeste marcato degli occhi, la bocca così rossa. L’immagine è serigrafata secondo il processo della quadricromia, laddove i contorni non intendono rispettare le zone colorate. L’icona è servita.

*L’opera è in polimeri sintetici e inchiostri serigrafici su tela. Conservata all’Art Museum, a Princeton, New Jersey.